Reggio Calabria
 

Aggredì giovane professionista nella movida di Reggio Calabria: confermati in Appello i 3 anni al baby Tegano nipote del boss

cocktaildi Claudio Cordova - Confermata in Appello la sentenza di primo grado a tre anni di reclusione nei confronti del giovane Giovanni Tegano, nipote dell'omonimo boss di Archi, "l'uomo di pace", come recitava l'ormai celeberrima frase urlata fuori dalla Questura nel giorno del suo arresto.

Anche in Appello, dunque, regge la sentenza pronunciata all'esito del giudizio abbreviato, dal Gup di Reggio Calabria, che aveva accolto l'impianto accusatorio del pm della Dda di Reggio Calabria, Walter Ignazitto. Il "Teganino" era stato condannato per le prepotenze e le violenze ai danni di un giovane professionista durante una serata della movida reggina davanti al noto locale "Cafè Noir".

Violenza privata aggravata dal metodo mafioso l'accusa nei confronti del rampollo di 'ndrangheta, per il quale contestualmente è stata accolta la richiesta avanzata dagli avvocati Pasquale Reitano e Francesco Calabrese di sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari

I fatti risalgono alla sera del 28 maggio del 2017, allorquando, nei pressi del Cafè Noir, il baby Tegano, all'epoca dell'accaduto 22enne, sarebbe giunto sul posto insieme ad altri giovani a bordo di un'auto a forte velocità, urtando violentemente col marciapiede vicino al luogo in cui era seduto un giovane che stava trascorrendo la serata insieme ai propri amici.

Il ragazzo, sfiorato dall'impatto, rimbrottò Tegano & co., facendo cenno di andare piano. Da qui la reazione della combriccola arcota e le minacce: "Non sai chi sono io? Sono Giovanni Tegano" avrebbe detto subito.

Tegano, un cognome, una garanzia a Reggio Calabria. Per questo, fin da subito, gli inquirenti hanno contestato le aggravanti mafiose al gesto, da non circoscrivere "solo" a una lite tra giovani, ma a una ostentazione del proprio cognome e, di conseguenza, del potere mafioso della cosca, appartenente al gotha della 'ndrangheta. Ne nasce quindi una colluttazione, in cui il giovane Tegano avrebbe anche utilizzato la chiave della propria auto come arma, spingendola al collo della vittima, tanto da provocargli delle lesioni.

Violenza e ostentazione mafiosa che, stando alle indagini della Polizia, sarebbero consistite anche nel fatto che il giovane professionista reggino sarebbe stato anche costretto a non allontanarsi dal posto per un successivo confronto con Tegano e nell'impedirgli di utilizzare il proprio telefono cellulare: a ricostruire i fatti nelle indagini del pm Ignazitto, non solo le testimonianze, ma anche alcuni filmati, che avrebbero mostrato la prevaricazione del baby Tegano, che avvisato da alcuni amici che la vittima intendeva contattare le forze dell'ordine, sarebbe uscito dal bar ed ha cercato, senza riuscirci, di colpirlo con schiaffi e pugni.

Ora la conferma in Appello della condanna, anche il giovane rampollo del clan di Archi potrà tornare a casa.