Reggio Calabria
 

Parla Giuseppe Bombino: “Quella volta che Paolo Romeo mi chiese di candidarmi a sindaco…”

bombino giuseppedi Claudio Cordova - Tutto nasce con l'abboccamento da parte di Giuseppe Giordano, recentemente rientrato in Consiglio Regionale, dopo l'arresto e la sospensione di Sebi Romeo. In quel periodo – siamo nel 2016 - non è un membro di Palazzo Campanella, essendo risultato il primo dei non eletti. Giordano allora "aggancia" Giuseppe Bombino, all'epoca presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte, per sottoporgli un documento: il "Piano Strategico Reggio Nord 2020".

A raccontare la circostanza è lo stesso Bombino, escusso per ore nell'ambito del maxiprocesso "Gotha", che vede alla sbarra la masso-'ndrangheta reggina, con in testa l'avvocato ed ex parlamentare Paolo Romeo. E proprio Romeo sarebbe stato l'ispiratore del piano e dante causa di Giordano, che si fa latore verso Bombino: "Era un documento carente riguardo il comparto agroforestale – dice Bombino rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo - e in più si concentrava solo sui territori di Gallico e Catona. Ma era un'idea replicabile, per cui la visionai".

Bombino, oggi indicato da più parti come il candidato a sindaco di Reggio Calabria di una parte del centrodestra, ripercorre le vicende, già portate alla luce, alcuni mesi fa, dal Dispaccio.

Leggi qui gli articoli:

http://ildispaccio.it/dossier/184126-il-gran-rifiuto-di-giuseppe-bombino-alle-trame-di-paolo-romeo 

http://ildispaccio.it/dossier/184127-le-mire-di-cannizzaro-e-dell-uomo-di-sebi-romeo-sul-parco-nazionale-d-aspromonte 

http://ildispaccio.it/dossier/184128-ho-saputo-tramite-un-mio-parente-magistrato 

Ma amplia il discorso.

Il documento viene revisionato e si tiene una riunione nella sede del Galbatir, a poche decine di metri dal teatro comunale "Francesco Cilea". A quell'incontro partecipano diversi sindaci, alcuni tecnici e proprio Bombino. A coordinare e a guidare i presenti, però, è proprio Paolo Romeo: "Non lo conoscevo, era la prima volta che lo vedevo e che lo ascoltavo: si espresse con chiarezza e lucidità" ricorda Bombino. Secondo la Dda di Reggio Calabria, gli episodi raccontati da Bombino sarebbero la prova dei tentativi di Romeo, a capo della cupola segreta della 'ndrangheta, di ingerire nella pubblica amministrazione. In quell'incontro, infatti, l'ex parlamentare già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe gettato le basi per la sua idea di metropolizzazione dell'area reggina: "Ero in imbarazzo – afferma Bombino – perché si parlava di Città Metropolitana, ma non era presente il sindaco Giuseppe Falcomatà. Ricordo che ne parlai anche con il sindaco di Bagaladi, Santo Monorchio, come è il suocero di Falcomatà". Stando al racconto di Bombino, Romeo avrebbe usato dure parole sulla miopia politica dell'attuale classe dirigente, a fronte delle opportunità fornite dalla istituzione della Città Metropolitana: "Paolo Romeo era certo che quel documento doveva trainare la metropolizzazione del territorio, fino a quel momento immobile". Era, quindi, proprio Romeo l'ispiratore del documento sponsorizzato inizialmente da Giordano e poi alla base dei vari incontri tenuti.

Quella presso la sede del Galbatir, sarebbe stata la prima tappa di un percorso.

Dopo la riunione, Bombino e altri, tra cui lo stesso Romeo, si sarebbero recati presso un bar, per consumare un caffè: "Mi avvicinò, mi prese sotto braccio, mi fece i complimenti per il mio intervento e mi disse che aveva sentito parlare di me". Saremmo di fronte ai modi spesso melliflui con cui Romeo avrebbe tessuto i propri rapporti, nel proprio ruolo che, fin dal momento dell'arresto, la Dda di Reggio Calabria definirà "baricentrico" nella vita economica, politica e sociale della città. Ed è a quel momento che sarebbe scattata l'offensiva: "Mi disse che mi avrebbe visto bene come candidato a sindaco di Reggio Calabria e ne fui lusingato. Mi disse anche: 'Se decidi di fare questo percorso dimmelo, perché io posso orientare uomini e cose'. La reputai una caduta di stile e mi sembrava una frase dettata dal classico slang reggino".

Solo dopo, al rientro a casa, Bombino avrebbe realizzato chi si era trovato di fronte quel pomeriggio.

E sarebbe stato proprio il padre, evidentemente coetaneo di Romeo, ad aprirgli gli occhi: "Quando feci il nome di Romeo, mio padre tentennò e mi chiese: 'Che ci faceva lì?' e aggiunse che era un 'sovversivo'. Fu a questo punto che io, tramite internet, mi documentai sul suo conto ed ebbi una forte emozione sulla giornata che avevo vissuto". Il "profondo turbamento" (Bombino usa proprio queste parole) spinge l'allora presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte a confrontarsi con il questore Raffaele Grassi, che (probabilmente a conoscenza delle indagini in corso, ma senza poterne fare parola) consigliò di limitarsi all'attività istituzionale. E così, Bombino, tra le varie iniziative promosse da Paolo Romeo, avrebbe partecipato solo a due incontri, in uno dei quali sarebbe stato presente anche lo stesso sindaco Giuseppe Falcomatà.

Da qui, dunque, a distanza di anni, la convinzione espressa da Bombino che quel documento presentatogli da Giordano potesse essere un "cavallo di Troia" predisposto da Romeo per infiltrare le Istituzioni.