Candido e Ruffa: “Per una giustizia giusta e carceri umane”

<<L'articolo di Giovanni Pastore, apparso sulla Gazzetta del Sud di lunedì 6 luglio, dedicato alle carceri calabresi dà una istantanea della situazione emergenziale in cui versa il "carcere Calabria"; noi radicali andiamo denunciando la gravità della situazione da molti anni e alle conclusioni a cui giunge il giornalista eravamo arrivati pubblicando nel settembre del 2017 il "diario delle visite delle 12 carceri calabresi" fatte a cavallo del Natale e del Capodanno del 2015/2016; lo spaccato che era emerso allora era condizioni sanitarie precarie, percentuale di detenuti in attesa di giudizio da record (oltre il 50%), trattamenti rieducativi insufficienti e, come oggi conferma a distanza di 5 anni Pastore, sovraffollamento e carenza di agenti di Polizia Penitenziaria. Volendo riassumere in un aggettivo lo stato delle nostre carceri viene da pensare "disumane".>>

È quanto affermano Giuseppe Candido (componente del Consiglio Generale del PRNTT) e Rocco Ruffa (tesoriere della associazione Radicale Nonviolenta ALM 19 Maggio) in una lettera nella quale aggiungono:

<<Sarebbe da chiedersi, infatti, come possa definirsi "umano" un sistema carcerario che con riferimento alla sola Calabria presenta più della metà dei suoi istituti di pena (7 su 12) sovraffollati: Castrovillari, Crotone, Paola, Rossano, Laureana di Borrello, Locri e Reggio Calabria "Panzera". Quando si ha sovraffollamento ovvero il numero di persone detenute supera il numero di posti disponibili il trattamento irrispettoso della dignità della persona detenuta (e -non sporadicamente- innocente) non è una eventualità da accertare ma un dato di fatto che nel corso degli ultimi decenni ha comportato le reiterate condanne dell'Italia di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo; di questa cosa il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria è ben consapevole perché il numero di posti disponibili è ottenuto fornendo ad ogni detenuto lo spazio minimo (con un margine strettissimo) affinché la detenzione non equivalga ad "un trattamento contrario al senso di umanità" (come prevede la nostra Costituzione); ma quando una cella che è progettata per ospitare una sola persona per non più di 16 ore al giorno, ne "detiene" due per oltre 20 ore al giorno (ma sarebbe altrettanto vero se le celle da 2 o da 3 posti ospitassero anche una persona in più) non ci vuole Renzo Piano ma basta il tecnico di un qualsiasi ufficio comunale per capire che lo Stato italiano sta platealmente violando le sue stesse leggi. Violazione del diritto alla salute resa ancora più manifesta dell'emanazione dei famosi DPCM 2020 che tentano di arginare la diffusione del "coronavirus 2019" e richiedono a tutti i cittadini un distanziamento fisico reciproco maggiore dell'ordinario>>.

Candido e Ruffa, prosegue il comunicato, sottolineano che <<C'è un altro dato dell'interessante articolo citato che dovrebbe far saltare dalla sedia chi ha a cuore lo Stato di Diritto: se -come sostiene il giornalista- la pianta organica presenta un buco di 419 unità che fine fa il principio, anch'esso di rango costituzionale, secondo cui la pena deve "tendere alla rieducazione del condannato"?

Chi come noi del Partito Radicale Nonviolento -grazie all'insegnamento e all'esempio di Marco Pannella- ha imparato a tenere accessa una luce su quanto avviene nelle carceri del nostro Paese, sa bene che una carenza così significativa (superiore al 20%) degli operatori di Polizia si traduce automaticamente in una riduzione dei colloqui con i propri familiari, in un ridotto numero di ore fuori dalla cella, in minori attività lavorative, in minori attività trattamentali e rieducative in genere.

Per salvare l'onorabilità della nostra Repubblica si rende necessaria a nostro modesto avviso una riforma della Giustizia e della sua appendice carceraria che prenda in seria considerazione un provvedimento di amnistia e indulto per far uscire il nostro paese dalla flagranza di reato in cui è stato fatto precipitare da decenni di mala-giustizia.

Non solo la riforma del sistema di elezione del CSM, ma - con i casi Palamara e Berlusconi- si evidenzia la necessità di arrivare alla separazione delle carriere e alla responsabilità civile dei magistrati (per dolo o colpa grave) così come pure il giudice Giovanni Falcone si diceva favorevole e per cui è stato isolato da molti suoi colleghi. La lotta in difesa dei diritti umani a cui tenteremo di dare forma - assieme a quelle forze politiche responsabili che sentono la stessa urgenza - è quella di essere forza aggregante e rilanciare una stagione referendaria per la Giustizia Giusta>>.